Appunti di diritto (in)civile.

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Violenza domestica: chi è il maltrattatore?

7 commenti

La violenza contro le donne va inserita nel più generale quadro della violenza di genere ed è oggi riconosciuta dalla comunità internazionale come una violazione dei diritti umani.
Include ogni azione violenta, sia essa fisica o psicologica, perpetrata da uomini o da istituzioni patriarcali nei confronti delle donne in quanto appartenenti al genere femminile.
Molte culture, credenze e persino leggi e istituzioni legittimano ancora oggi la violenza contro le donne, diffusa come piaga sociale (colpisce donne di qualsiasi età, religione, cultura, livello di istruzione, estrazione sociale) e, nonostante questo, spesso dimenticata.
A differenza di quanto si potrebbe credere, il tipo di violenza contro le donne più diffusa è quella perpetrata in famiglia dal proprio partner o ex partner: la violenza domestica.

Ma chi è il maltrattatore?
Quando si pensa a un uomo violento, subito il pensiero va a un emarginato sociale, individuabile a prima vista come persona pericolosa, magari vestito male, con qualche tatuaggio. Tutto muscoli. Un ribelle, insomma, da cui tenersi ben alla larga.
Non è così.
L’85% dei maltrattatori è costituito da uomini stimati socialmente, impiegati o liberi professionisti. E i dati sono confermati dalla pratica: nella mia seppur breve esperienza ho avuto per lo più a che fare con donne maltrattate il cui compagno era stimatissimo socialmente (volontari, consiglieri comunali e via dicendo). Si tratta di soggetti in grado di controllarsi fuori dall’ambiente domestico, violenti solo con la propria partner.
Più di rado (il restante 15%) si tratta, invece, di uomini già noti ai Servizi Sociali e alle Forze dell’Ordine perché violenti anche in altri contesti oltre a quello familiare.
Spesso si tratta di tipi possessivi, gelosi e, in quanto tali, insicuri e fortemente dipendenti dalla propria vittima (a tal punto che, se hanno paura di perderla, possono arrivare a ucciderla). Individui deboli che sentono il bisogno di esercitare potere sulla loro compagna e di controllarla, ricorrendo a mezzi che, di fatto, sono gli stessi per ogni situazione di violenza domestica (per approfondire si veda l’articolo sulla spirale della violenza domestica).
La maggior parte dei maltrattatori ha una visione rigida e tradizionale della vita e dei ruoli fra uomini e donne, visione che il più delle volte è conseguenza della cultura e dell’educazione cui sono stati sottoposti. E’, infatti, circa il 60% di essi ad aver subito maltrattamenti o ad essere stato spettatore di violenza.

Diverse teorie sono state elaborate nel corso degli anni, prima fra tutte quella che vorrebbe l’uomo violento malato, da curare. Si tratta di una teoria che non trova riscontri psicologici, tanto più che, come appena visto, il più delle volte i violenti lo sono solo con le loro vittime e questo non corrisponde al profilo di persone malate di mente.
Altra teoria è quella della c.d. famiglia conflittuale che mette sullo stesso piano vittima e carnefice, senza tener conto che nel caso di specie non si parla di conflitto bensì di violenza e non ci si trova di fronte a una situazione simmetrica quanto asimmetrica. E con questo si risponde anche a quelli che ogni volta scattano dicendo che allora “qualsiasi lite è considerabile violenza domestica”. Certo che no. La conflittualità fa parte della vita di coppia, ma un litigio “normale” vede i partners su un piano di parità e non di supremazia dell’uno sull’altra.
Ulteriore teoria descrive la violenza come “perdita di controllo” ed è contraddetta dallo stesso ragionamento svolto in merito al “violento malato”.

Alla luce di quanto appena detto, dunque, le cause della violenza domestica sono raramente imputabili a origini fisiologiche o biologiche.

Quanto all’abuso di alcol e stupefacenti, non è credibile a mio parere chi individua negli stessi le uniche cause dirette della violenza. Più volte mi è capitato di sentire ragionamenti come: “mio marito è violento, ma poverino è colpa dell’alcol. Se non beve non mi pesta, si limita a strillarmi contro”. Alcol e droghe non sono la causa del maltrattamento (che, anche nel caso appena descritto, sussiste comunque dal punto di vista psicologico), ma incrementano il comportamento violento poiché riducono le inibizioni e la capacità di autocontrollo.

Quanto alla sostanza, il comportamento violento può manifestarsi, dal punto di vista fisico, nei modi più svariati: spintoni, schiaffi e pugni, morsi, sputi, bruciature, tentativo di strangolamento, tortura, aggressione con arma da fuoco, pestaggio durante la gravidanza, costringere la partner ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà, commettere atti sessuali violenti o degradanti, e così via.
Altrettante possono essere le condotte in cui si sostanzia la violenza psicologica: insulti, giochi mentali, denigrazione, imposizione di comportamenti inutili e degradanti (pretendere che il pavimento venga rilavato più e più volte o – e questa l’ho sentita davvero – arrivare alle minacce e alle botte perché l’insalata non è stata sciacquata con una certa acqua e un certo quantitativo di volte, etc.), menzogne, produrre l’isolamento della vittima, eccessiva gelosia, minaccia di sottrarre i figli o di far del male agli stessi, prendere decisioni importanti senza consultare la compagna, usare la conoscenza di abusi precedenti per far pressione sulla partner, e via dicendo.

Questo un quadro generale. Riduttivo, ovvio, ma a mio parere utile per introdurre il discorso sulla violenza domestica dopo il post precedente.

Chiudo con un interrogativo: un uomo violento può cambiare?
Aspetto le vostre considerazioni.

Alla prossima.

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7 thoughts on “Violenza domestica: chi è il maltrattatore?

  1. se può cambiare o no non lo so, ma credo che sia troppo pericoloro stare lì ad aspettare che succeda o a tentare di farlo succedere.
    Bel post, hai fatto un quadro molto chiaro a chi come me non si intende di legge!

    • Grazie, sono contenta che sia tutto chiaro.
      Quanto alla tua riflessione: sono d’accordissimo sul fatto che non bisogna assolutamente rimanere ad aspettare che il maltrattatore cambi. E’ pericoloso nonché inutile.

  2. Ottima esposizione. Non credo che un uomo violento, inteso come già perpetratore di violenza e non solo di indole, possa cambiare nell’immediato. Credo nel cambiamento, ma lento, progressivo e faticoso.

  3. Quando mi è capitato di intravedere segni di comportamento violento nelle azioni di una persona che frequentavo sono scappata. E subito. Credo sia quello che dovrebbero fare tutte le donne, non giustificare o sottovalutare lo schiaffo occasionale, lo spintone o il maltrattamento psicologico. Io chiudo rapporti anche solo per le urla perché per me anche quelle sono una violenza che assolutamente non sono disposta a subire.
    La chiave come sempre sta nell’educazione (famigliare e non), così come i maltrattatori spesso riproducono quello che hanno vissuto allo stesso modo chi subisce spesso viene da ambienti in cui certe violenze sono più o meno tollerate o considerate accettabili.
    Sul cambiamento io ho molti dubbi, proprio perché la violenza deriva in realtà da una concezione del rapporto rigida e ben radicata, può qualcuno magari a 40 anni essere così aperto mentalmente da voler riconsiderare la sua concezione della coppia e dei rapporti di forza? Sono cose che molti si rifiutano di fare anche a 20 anni! Poi bisogna aver fiducia nel cambiamento e sicuramente investire in qualche forma di assistenza psicologica per questi uomini, però diciamo che non consiglierei alle mogli\compagne di stare nei pressi ad aspettare che questi cambino.

    • Mi trovo completamente d’accordo sia con la tua risposta sia con quella di Giacomo.
      Sulla possibilità di cambiamento del maltrattatore io non mi sono ancora fatta un’idea precisa. STando “dall’altra parte della barricata” mi è difficile pensare che certi mostri siano recuperabili.
      Eppure ci sono testimonianze di uomini che han fatto un cammino di recupero e pare ne siano usciti. Dovrebbe esserci una sorta di documentario/spettacolo teatrale in proposito, se non sbaglio… dovrei cercare il titolo.

      Buona Pasqua, anche se in ritardo e buon 25 aprile!

  4. nulla si dice, però, quanto ai maltrattamenti da parte delle donne..!

    • Sai gius, i commenti come il tuo mi fanno sospirare. Ma tanto, davvero tanto.
      Partite dal presupposto che, se in un articolo si parla della violenza SULLE donne, chi scrive neghi automaticamente la violenza DELLE donne il che, scusa se te lo dico, mi sembra un atteggiamento un po’ miope nonché da “codina di paglia”.
      Ho forse negato che esista la violenza perpetrata dalle donne? No. Mai. Né in questo articolo né su questo blog (anzi, direi il contrario) né in altra sede. Semplicemente non sono solita (cosa rara in italia, me ne rendo conto) parlare di argomenti su cui non mi sento abbastanza preparata.
      In compenso, ho sempre invitato chi come te porta queste critiche (ché di critiche si tratta) a sottoporre la sua esperienza (diretta o indiretta): io non ne parlo perché non sono abbastanza esperta in materia, ma ben venga chi vuole parlare di questo argomento “di nicchia”, troppo spesso dimenticato. Basta che non si tratti di pregiudizi o di chiacchiere riferite “per sentito dire”, perché come io non mi esprimo su argomenti che non conosco abbastanza, pretendo che la stessa accortezza sia usata da chi commenta su questo blog. Per onestà e correttezza nei miei confronti e, soprattutto, nei confronti di chi legge trovandosi a passare di qui.

      Grazie, buona domenica.

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