Appunti di diritto (in)civile.

Bibliotecaria mancata. Studentessa quando capita. Giurista in divenire.

Solomon Kane [rece].

4 commenti

Parliamo di Solomon Kane.

Ho visto il trailer e, lo ammetto senza troppi problemi, complice James Purefoy che ho amato in Roma (sì sì, lo so che dovevo parlarne, prometto che prima o poi lo faccio), ho desiderato ardentemente andare al cinema, spegnere il cervello e godermi lo spettacolo.

Ora. A parte un paio di insignificanti difficoltà tecniche che mi hanno portata a dover costringere il fidanzato ad abbandonare la sala giusto quando sul grande schermo appariva la scritta “Solomon Kane” (e comunque già lì, dopo cinque minuti di prologo, il sospetto di non trovarci di fronte a un capolavoro della storia del cinema ci era venuto), sono comunque riuscita a completare la visione bella spaparanzata sul letto di casa sempre insieme al mio fedelissimo e innamoratissimo Jack.

Potevo anche limitarmi ai primi cinque minuti. Questa è stata l’inevitabile conclusione: l’essere consci del fatto che il malore improvviso accusato al cinema non fosse causato dal mix tra Oki, Aperol Spritz e freddo glaciale del multisala. No.

Si trattava di un Segno che né io né Jack siamo riusciti a cogliere.

Perché diciamolo, parliamoci francamente: Solomon Kane è una grandissima cazzata un film un pochino deludente.

Nemmeno spegnendo il cervello sono riuscita a farmelo piacere almeno un po’ (e Jack che, in questa rinomata arte, in quanto uomo, mi batte senza problemi, ha confermato che nemmeno lui coi super poteri ce l’ha fatta).

A parte il proverbiale brivido che entrambi abbiamo sentito scendere lungo la schiena al vedere i sostegni in ferro all’interno del monastero in una delle prime scene… ma vogliamo parlare dei buchi, ma che dico?, delle voragini narrative?

Solo una, giusto per gradire: Solomon e la bella famigliola attraversano il bosco. Arrivano i cattivi. Solomon va in avanscoperta, ma quelli sono più furbi e, mentre lui fa il guardone, fanno il giro e attaccano i suoi compagni di viaggio. Solomon torna e si ritrova di fronte uno dei cattivoni che punta una lama alla gola del figlioletto più piccolo della famiglia di pellegrini.

Cattivo: “Se non fai come ti dico lo ammazzo!”

Solomon: “Ma non è vero, dai! E’ solo un ragazzino. Non lo ammazzi.”

Cattivo: “Guarda che io sono uno dei cattivi, Solomon, non è che mi faccia molti problemi.”

Tutti (pure gli altri cattivi): “Solomon! Guarda che lo ammazza! Che quello è cattivo! Difendilo! Combatti! Uccidilo!”

Solomon: “Ma vaaaa! Mica lo ammazza, ve lo dico io!”

Cattivo: [ammazza il ragazzino].

Dopo questo bellissimo momento di pathos, quelli dell’esercito nemico fan fuori il fratello maggiore, rapiscono la bella fanciulla (marchiata non si sa perché da una bambina che, toh, guarda!, s’è rivelata una strega) e feriscono a morte il padre.

Solomon, finalmente, capisce che forse quelli fanno sul serio e li ammazza a sua volta.

Tutto bruciato, cavalli dispersi.

Rimangono Solomon, il padre morente e la moglie di questo che, non si capisce come, non se l’è filata nessuno ed è rimasta illesa.

Padre: “Salva mia figlia e redimi la tua anima!” [e muore]

Moglie: “Sì, Solomon, salva nostra figlia!”

Solomon: “… ok!”

E parte. Si piglia l’unico cavallo rimasto e molla lì la donna nel bel mezzo del bosco, evidentemente lontana da forme di civiltà.

Va bene, Solomon! Ok! Vai così!

Parte. Scopre che il cattivo più cattivo di tutti è (ma non mi dire!) il fratello che lui pensava di aver ucciso prima di fuggire da casa.

Salva la sua bella.

E uno dice: il film ha fatto schifo fino ad ora. Magari ci sarà, non dico una piccola svolta porno, ma almeno un bacetto romantico.

No.

Lui la abbraccia.

Stacco e…

Voce fuori campo (che no, scusate ma a me ha ricordato la voce fuori campo di René Ferretti alla fine di Boris 3.)

Comunque, voce fuori campo che, mentre Solomon galoppa verso altre avventure, ci spiega come sia diventato un altro uomo ormai e, vinta la battaglia, abbia… rimandato la ragazza dalla madre???????

Al che io e Jack non abbiamo potuto fare altro che inscenare il dialogo:

Solomon/Jack: “E ora che ti ho salvata… va’ torna da tua madre, va! Io devo combattere il male!”

Meredith/Clarinette: “Ma io pensavo che, insomma… io, tu… noi… ti ho cucito pure il vestito, eh!” [sconcertata]

Solomon/Jack: “No, pensavi male. Torna da tua madre.”

Meredith/Clarinette: “… ok. Dov’è che la trovo?”

Solomon/Jack: “E quella… sta nel bosco. L’ho lasciata lì coi cadaveri ancora caldi di: tuo padre, tuo fratello grande e il marmocchio.”

Meredith/Clarinette: “Ah. E almeno le hai lasciato, chessò… un mezzo di trasporto o qualcosa per difendersi?” [preoccupata]

Solomon/Jack: [mentre prepara la sella per mollarla lì e partire per sconfiggere il male] “Mhm. No. La carrozza è andata in fiamme, l’unico cavallo l’ho preso per venirti a recuperare e tutte le armi mi servivano.” [Sale in sella] “Be’, ciao cara, eh…” [E parte.]

Meredith/Clarinette: “…” [basita]

L’unica spiegazione plausibile, ormai ne siamo certi, è questa (e si spiegherebbero così anche i collegamenti tra i due monologhi fuori campo finali): in realtà, gli sceneggiatori di Solomon Kane… sono loro!

GENIO! Ca-po-la-vo-ro! Insomma, lo possiamo proprio dire: questo è il Roberto Saviano dei film fantasy!

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4 thoughts on “Solomon Kane [rece].

  1. Ahahah, posso immaginare la delusione di Meredith! Non si fa così!

    Ma tu che ami tanto leggere non hai aNobii? Io avrei visitato volentierissimo il tuo profilo e letto altre recensioni!

  2. Benvenuta Bianca!
    A dire il vero ho un profilo su aNobii (anche lì il nickname è ClarinetteM) ma non l’ho praticamente mai usato, in effetti dovrei, vista la passione per i libri.
    In compenso scrivo recensioni qui: http://lalibreriaimmaginaria.splinder.com insieme agli altri librai immaginari 🙂

  3. Ho visto che avete vinto un premio, complimenti! Andrò a dargli un’occhiata!

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