Appunti di diritto (in)civile.

Bibliotecaria mancata. Studentessa quando capita. Giurista in divenire.


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Il Divo

andreotti

«Dunque, andando in ordine alfabetico, domani toccherebbe alla B…»

«Essì, mamma. Quindi Berl…»

«Macché. Con la sfiga che ha tocca a Bersani. Berlusconi lo saltano o lo segnano assente. Vedrai.»

 


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Cain! Cain! Cain! Cain!*

Sciura: «Dai Pallino su, fai il bravo, non vedi che Argo piange perché vuole giocare con te?»

Argo: «Cain! Cain! Cain! Cain!

Sciura: «Be’, dopotutto fai bene. Un po’ di tempo fa tu volevi giocare e lui ti snobbava. Bravo Pallino, fatti valere!»

Argo: «Cain! Cain! Cain! Cain!

Sciura: «Noi andiamo, eh. Trovati qualche altro cane che voglia giocare con te Argo, ché Pallino non ti vuole. Così impari.»

Argo: «Cain! Cain! Cain! Cain!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*«Posso mangiarlo, capo? Eddai capo, toglimi il guinzaglio e lascia che me lo mangi! Lo sai che lo vuoi anche tu… tanto è piccolo, insignificante. Un solo boccone e non se ne parla più. Faccio in fretta, davvero capo, non te ne accorgi neanche. Eddai…»


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E visto che si avvicina Natale… le palline di Argo!

Doverose premesse:

1) la mia camera è in mansarda, mentre il resto della casa è al primo piano;

2) Argo è solito giocare con le palline da tennis;

3) Argo ha 6 mesi.

Detto ciò. Conversazione tra me (in mansarda) e mio padre (in salotto):

«Clarinette! Senti!»

«Cosa?»

«Ma a te risulta che le palline di Argo possano essere una su e l’altra giù?»

«Uhm. No! Sono quasi sicura che siano tutte e due giù!»

«Ma no, ho controllato stamattina! Una è su e l’altra è giù!»

«No, adesso guardo, ‘spetta… no ti assicuro che quassù non c’è niente! Guarda che sarà giù, magari in giardino!»

«…»

«…»

«Ma io, veramente…»

«Ah

«Eh.»

Mia madre è da qualche ora che, ogni volta che mi vede, scoppia a ridermi in faccia. Argo, appena gli passo accanto, sbuffa sonoramente.

Qualcuno cortesemente mi passi una scala: il pero è troppo alto e a scender così rischio di farmi male. Grazie.

(E comunque si dice testicoli, che qui non siamo alla Rai e le cose le chiamiamo con il loro nome. Perdiana!)


Di Langone, donne, commenti e altro ancora

Okkei ragazzi, basta così.

I punti di vista di tutti sono stati espressi, analizzati e sviscerati e direi che, se non avete trovato un punto d’incontro finora, non lo troverete più.

La vostra l’avete detta, ai posteri l’ardua sentenza.

Di mio mi sono astenuta dal commentare oltre. D’altronde: non ho commentato l’articolo da cui nasce la “provocazione” di Langone (anche se la mia opinione, da quel poco che ho scritto anche nelle risposte ai vostri commenti, direi che è emersa eccome, a differenza di quanto detto da qualcuno qui), quindi mi sembra logica, come scelta, quella di non commentare altre “provocazioni”.

Tanto più che gli integralisti cattolici non li reggo (e sì, rivelazione: sono cattolica anch’io, pensa un po’) ed è incredibile, per la mia piccola testolina, che nel 2011 si debbano ancora fare discorsi simili, a prescindere dall’articolo in commento.

Che la donna abbia come qualità naturale (e come dono) quella di procreare è un conto. Da qui a dire che il suo unico compito sulla terra sia questo ce ne passa di acqua sotto i ponti. Tanto più che, a casa mia almeno, a far figli si è in due. Non è che l’uomo “getti il seme” e basta. Troppo semplice così. E, grazie al cielo, nella mia vita di uomini simili non ne ho mai incontrati (e, se l’ho fatto, li ho allontanati senza farmi troppi scrupoli).

Sul fatto, poi, che una donna debba sentirsi realizzata solo adempiendo alla sua funzione di madre, di nuovo, non sono d’accordo. Sempre volendo porla in un’ottica di Fede (non di teologia, ma di pura e semplice Fede), da credente mi rifiuto di pensare che le doti che Dio mi ha dato oltre a quella di poter, in futuro, portare in grembo un figlio, debbano essere messe da parte. E probabilmente saranno stati idioti i miei catechisti (uomini e donne, tengo a specificarlo), che mi hanno sempre inculcato queste malsane idee.

Tra queste doti c’è anche quella di saper studiare, di saper portare avanti le mie idee, di essere in grado di fare un sacco di cose che con la maternità non c’entrano nulla. Lavorare, per esempio. Voler portare avanti una carriera (senza metterla in primo piano rispetto alla famiglia, ma questo mi pare comunque sia affar mio). Voler rendere orgogliosi di me i miei genitori e non solo perché saprò (spero) essere una brava madre, ma anche e soprattutto perché porto avanti i miei progetti e mi realizzo.

Ché una donna realizzata (e, badate bene, in qualsiasi modo ritenga di potersi realizzare), a parer mio, i figli li cresce molto meglio.

Bollare poi la cultura come demonio che ha snaturato l’essere umano mi pare un po’ eccessivo. Soprattutto quando, per dare sostegno alle proprie affermazioni, si ricorre a soggetti che, guarda un po’, la cultura hanno contribuito a crearla, nel bene e nel male. E’ un tantinello illogico.

Detto ciò: commenti chiusi. E non perché non abbia voglia di continuare a moderare, ma perché, ohibò, ho altro da fare e ben poca attenzione da dedicare ai commenti qui sul blog, e non voglio perciò rischiare di pubblicare insulti o simili (va be’ che la Cassazione ha specificato che non andrei negli impicci io, ma meglio evitare comunque).

Della serie: visto che, almeno per ora, alle donne è ancora consentito studiare ne approfitto e mi porto avanti.

Baci e abbracci!


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Game over.

Rispondo al telefono. E’ il mio Cantastorie. Niente convenevoli. Niente preliminari, solo…

O Mario Monti, portalo via! O Silvio ciao, Silvio ciao, Silvio ciao ciao ciao!

Un uomo da sposare.


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Perché non siam popolo, perché siam divisi.

All’alba della magnifica lectio tenuta da Benigni sull’Inno italiano, sconforta ricordarsi che queste parole del nostro Inno sono più che mai attuali.

Citofono.

Tizio: “Salve, dovrei lasciarle una comunicazione.”

Clarinette (che stava studiando, che in questi giorni è molto, molto nervosa causa esame imminente e che di queste “comunicazioni” pseudo-commerciali/pseudo-beneficenza ne ha ricevute fin troppe): “Buongiorno. Di che tipo di comunicazione si tratta, scusi?”

Tizio: “Una comunicazione che sto lasciando a tutti i suoi vicini. Loro sono scesi a prenderla.”

Clarinette: “Buon per lei. Ma io vorrei sapere prima di che comunicazione si tratta, magari potrebbe non interessarmi.”

Tizio: “Ma se lei scende o mi fa entrare la vede e capisce. Guardi che tutti mi hanno aperto, eh. Tutti i suoi vicini!”

Clarinette: “Mi dica almeno da parte di chi è questa comunicazione. Chi è lei e perché dovrei aprirle?”

Tizio: “Lei scenda che così la vede!”

Clarinette: “Senta…”

Tizio: “Certo che si vede proprio che sei calabrese.”

Clarinette: “Complimenti! In compenso si vede proprio che lei, invece, è un gran maleducato e per giunta ignorante.”

Clic.

Ok. Forse la mia reazione è stata un po’ troppo da “nonna che ha paura di far entrare gli sconosciuti”, però vista la rivelazione finale sono quasi pentita di non avergli buttato dalla finestra un pentolone di acqua bollente.

Io sono mezza calabrese e mezza romagnola. Sono nata sul Lago Maggiore. Sono stata cresciuta da un siciliano in provincia di Varese. Sono follemente innamorata di un foggiano e vorrei andare a vivere in Emilia. Perciò tu, povero piccolo leghista che nella vita non hai trovato niente di meglio da fare che cercare di imbrogliare le persone porta a porta, tu che pensi di avermi insultata chiamandomi calabrese, sei solo un miserabile col cervello limitato dalla sua piccolezza, che della vita, dell’Italia e dell’essere Cittadini del Mondo, non ha capito e non capirà mai nulla.


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Educazione sessuale.

Venerdì, durante una delle mie periodiche sessioni di ripetizioni alla pargola di quinta elementare, ho avuto modo di sperimentare quello che sarà il mio approccio all’educazione sessuale con i miei futuri e ipotetici figli.

La dolce alunna, che doveva studiare religione e scienze (pessima accoppiata), aveva infatti due annosi interrogativi da pormi:

1) Ma Dio come ha fatto a fare un bambino con Maria? E perché Gesù chiamava Giuseppe “papà” se in realtà non era figlio suo?

2) Come fa lo spermatozoo a fecondare l’ovulo? Come ci arriva vicino all’ovulo?

Ora. Di mio non mi farei molti problemi a spiegare “come si fanno i bambini”, ma non avendo idea di come i genitori della piccina abbiano finora gestito la cosa un po’ di incertezze le ho avute.

Per la prima risposta non ho avuto molte difficoltà: breve spiegazione e Bibbia dei ragazzi alla mano. Due racconti e il gioco è fatto.

Per la seconda ho aperto il suo libro di scienze alle pagine relative agli apparati riproduttori, che tra l’altro doveva studiare e… e niente perché l’argomento è tabù. Si va per allusioni e si dà tutto per scontato.

A questo punto, come non rimpiangere quella che era l’educazione sessuale dei miei tempi?

“Forza ragazzi! Imbucatevi!”

Semplicemente meraviglioso.