Appunti di diritto (in)civile.

Bibliotecaria mancata. Studentessa quando capita. Giurista in divenire.


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Il Divo

andreotti

«Dunque, andando in ordine alfabetico, domani toccherebbe alla B…»

«Essì, mamma. Quindi Berl…»

«Macché. Con la sfiga che ha tocca a Bersani. Berlusconi lo saltano o lo segnano assente. Vedrai.»

 

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Il Capodanno di Mario Monti

Ecco la (sublime) risposta del presidente Monti, tramite comunicato stampa, all’interrogazione a risposta scritta di Roberto Calderoli.

Siamo solo al 4 gennaio, ma credo che si possa ritenere a ragion veduta che ci troviamo di fronte al miglior comunicato stampa di quest’anno (salvo altre future risposte a domande stupide, ovviamente). Anzi, per dirla “alla Boris”, ci troviamo sicuramente di fronte al Roberto Saviano dei comunicati stampa.

Detto ciò, buona lettura!

Il Presidente del Consiglio ha appreso da fonti di stampa che il Senatore Roberto Calderoli avrebbe presentato in data odierna un’interrogazione a risposta scritta con la quale chiede di dar conto delle modalità di svolgimento della cena del 31 dicembre 2011 del medesimo Presidente del Consiglio.

Il Presidente Monti precisa che non c’è stato alcun tipo di festeggiamento presso Palazzo Chigi, ma si è tenuta presso l’appartamento, residenza di servizio del Presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1° gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni.

Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese.

Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti, che, come l’interrogante ricorderà, ha rinunciato alle remunerazioni previste per le posizioni di Presidente del Consiglio e di Ministro dell’economia e delle finanze.

Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie).

La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti. Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale.

Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente.

Nel dare risposta al Senatore Calderoli, il Presidente Monti esprime la propria gratitudine per la richiesta di chiarimenti, poiché anche a suo parere sarebbe “inopportuno e offensivo verso i cittadini organizzare una festa utilizzando strutture e personale pubblici”. Come risulta dalle circostanze di fatto sopra indicate, non si è trattato di “una festa” organizzata “utilizzando strutture e personale pubblici”.

D’altronde il Presidente Monti evita accuratamente di utilizzare mezzi dello Stato se non per ragioni strettamente legate all’esercizio delle sue funzioni, quali gli incontri con rappresentanti istituzionali o con membri di governo stranieri. Pertanto, il Presidente, per raggiungere il proprio domicilio a Milano, utilizza il treno, a meno che non siano previsti la partenza o l’arrivo a Milano da un viaggio ufficiale.

Se siete curiosi di sapere cosa ne pensa il popolo di Twitter, seguite l’hashtag #cotechinoelenticchie!


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Non voglio pensare.

È che non voglio pensare al fatto che il mio Paese sta andando a rotoli per colpa di una massa di idioti che “fa politica” solo perché è conveniente al giorno d’oggi. Perché fa figo. Perché si fanno soldi facili.

Non voglio pensare che potremmo finire in bancarotta. Che un omuncolo piccolo piccolo con un ego smisurato rischia di far cadere uno Stato intero solo perché non ha le palle di farsi da parte.

E anche se lo facesse, d’altronde, cosa cambierebbe? Forse nulla. Ma… affrontiamo un problema alla volta.

Non voglio pensare che un gruppo di idioti sta distruggendo il mio futuro e quello di migliaia di altre persone. Non ci voglio pensare, non voglio innervosirmi. Non voglio piangere dal dolore e dalla rabbia.

E allora faccio altro. Tengo la mente impegnata.

Per non pensare che il mio Bel Paese sta andando a puttane e che non posso fare nulla per impedirlo.


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I figli della “vecchia generazione”.

Prima pagina del Corriere della Sera On-line di oggi, titolone: Video con la compagne di classe, il mercato proibito su Internet.

Smaltita la prima reazione del tipo: “MA VA?!?!?! Ma pensa te, che scoop il Corriere! ‘spetta che lo faccio presente a quelli del Pulitzer!” ho iniziato a pensarci su. E ad innervosirmi alquanto.
Perché personalmente non condivido quello che fanno i ragazzini in questione. Anzi. In un primissimo momento è venuto anche a me da dire “ah, queste nuove generazioni! Dove andremo a finire?”
La prima, acida e istintiva reazione, è quasi sempre questa, bando alle ipocrisie. Il vecchio, il nostro stile è perfetto. Il nuovo fa schifo. Punto. Fine della discussione (che poi io di anni ne ho 24, intendiamoci, non è che sia proprio lontanissima da questa fantomatica nuova generazione – echioseràdireilcontrariodovràvederselaconmeperchéiosonoccciofane).
Poi, però, se si ha un minimo di cervello, si comincia a riflettere.

Perché i ragazzini si comportano così?
Se li sono inventati questi comportamenti? Vengono istintivi? O forse sono il prodotto di quello che li circonda, dell’ambiente in cui vivono, dell’educazione che ricevono?
La conferma ce l’hai se accendi la tv. A qualsiasi orario. E non parlo solo delle pubblicità, no no. Mai provato a sintonizzarvi su Italia 1 verso le 12.30? C’è Studio Aperto. I primi dieci minuti, di solito e se davvero non possono farne a meno, li dedicano a Yara, Sarah Scazzi, Melania e così via. O a buttar fango sui giovani sovversivi di sinistra che usano un terribile strumento demoniaco chiamato Twitter per lanciare invettive violente contro un certo povero martire di nostra conoscenza. Gli ulteriori venti minuti sono dedicati a servizi acculturatissimi come “Studi scientifici hanno dimostrato che le donne col seno rifatto e le labbra carnose piacciono di più agli uomini” (giuro che il servizio esiste veramente; forse il titolo è diverso, ma la sostanza è questa) o “Guarda la velina, che l’han beccata a prendere il sole tutta ignuda!” oppure, ancora, “Ecco a voi, in anteprima, gli scatti del nuovo calendario super sexy di Tizia!“.
Con tutte le immagini, naturalmente.

Alle 12.30.

Poi esci di casa. Toh, guarda che bella gnocca sul cartellone pubblicitario!
Leggi il giornale: chissà chi sarà rimasto coinvolto nell’ultimo scandalo politico a sfondo sessuale! Andiamo a vedere! O, guarda questa qui! E’ diventata Ministro/Consigliere/Pezzo grosso di un’azienda perché l’ha data via. Ed è stato beccato un video su You Tube in cui…

E allora mi fanno ridere i giornalisti che demonizzano (o trattano da deficienti) questi giovincelli depravati. E mi fa ridere chi commenta inneggiando a una vecchia generazione perfetta e idilliaca in cui nessuno si sarebbe mai sognato di comportarsi in questo modo scandaloso. Perché questi giovani d’oggi, insomma, bisognerebbe mandarli nei campi militari! E le ragazze a far da infermiere nelle case di riposo! (Commento reale all’articolo di cui sopra).

E proprio a queste generazioni così morigerate pongo la mia domanda: ma l’Italia, anzi, il mondo così com’è oggi, chi l’ha creato? Chi l’ha creata questa società basata sulla (s)mercificazione del corpo femminile?
L’ha creata il ragazzino di 15 anni che oggi considera le compagne di classe come oggetti? La ragazzina che vende il suo corpo per le ricariche telefoniche perché “tanto è normale e oggi si fa così”? Si sono educati da soli questi terribili giovani? Non hanno, forse, preso esempio da chi avrebbe dovuto educarli?
E allora di chi è la colpa? Dei ragazzini che si sono rimbambiti e non sanno più rispettare i genitori e le loro regole o, magari eh, dei genitori che non sanno trasmettere buoni valori ai figli? Oppure dei genitori dei genitori (scusate la ripetizione) che non hanno saputo insegnare a questi ultimi a fare il loro mestiere?

Perché va bene il conflitto generazionale, ma ora un po’ si esagera.


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Non ci sono più dubbi.

Costi della politica (a cura di Giulio Tremonti).

Art. 2 (“Auto blu”)

La cilindrata delle auto in servizio non può superare i 1600 cc.

Fanno eccezione le auto in dotazione al capo dello Stato, ai Presidenti di Camera e Senato, al presidente del Consiglio e le auto blindate adibite ai servizi istituzionali di pubblica sicurezza.

Le auto ad oggi in servizio possono essere utilizzate solo fino alla loro dismissione o rottamazione e non possono essere sostituite.

Ci prendono per il culo.

Ormai è ufficiale.


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Prescrizione breve: le conseguenze disastrose per le donne vittime di violenza domestica.

Ricevo e pubblico.

L’Associazione D.i.Re donne in rete contro la violenza, che racchiude 58 centri antiviolenza d’Italia, rilancia con forza l’allarme del Gruppo delle  Avvocate che collaborano con i Centri antiviolenza italiani,  che assistono quotidianamente donne vittime di reati gravemente lesivi dei diritti fondamentali e della dignità,  manifesta forte preoccupazione per le conseguenze che l’attuale proposta di legge sul “processo breve”, che diminuisce i termini di prescrizione del reato, avrà sulle tante donne che trovano il coraggio di denunciare le violenze subite rischiando anche la propria vita.

I dati sulle uccisioni delle donne denunciano dal 2005 un aumento progressivo: 101 nel 2006, 107 nel 2007, 113 nel 2008, 119 nel 2009. Il 2010 è stato caratterizzato da una sequenza quasi quotidiana di donne assassinate perché avevano rifiutato una relazione o avevano deciso di separarsi dal partner maltrattante.

Una legge che se approvata toglie ogni possibilità di prevenzione e repressione della violenza domestica e di altri reati gravi commessi quotidianamente nei confronti delle donne, reati questi caratterizzati da profili investigativi molto complessi perchè quasi mai compiuti alla presenza di testimoni diretti.

La riduzione dei termini massimi per le indagini e dei termini di prescrizione contribuisce a legittimare la cultura dell’impunità che sottende sempre alle violenze commesse nei confronti delle donne, in quanto reati ancora sottovalutati, sebbene riconosciuti a livello internazionale come grave violazione dei diritti umani.

Ragionevole e giusto è quel processo che nel rispetto dei diritti dell’imputato,  accerti la verità dei fatti e la sussistenza o meno della responsabilità penale dell’imputato e, al contempo, garantisca i diritti delle vittime di reato e tuteli la loro persona, così come sancito dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo.

L’attuale disegno di legge introduce nel nostro ordinamento ulteriori profili di incompatibilità con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che con sentenza del 29 marzo 2011, Alikaj c. Italia, ha già  condannato l’attuale sistema di prescrizione vigente in Italia, evidenziando che  lo stesso è privo di qualsivoglia forza dissuasiva utile a prevenire efficacemente gli atti illeciti con il rischio di una totale impunità dei colpevoli e la violazione dei diritti fondamentali delle vittime e conseguente  perdita della fiducia della collettività nello stato che tale impunità incoraggia.

Ci opponiamo a questa grave umiliazione ed illegittimità.

Referente Penale gruppo avvocate D.i.re

Avv.ta M.Teresa Manente

Presidente D.i.re

Alessandra Bagnara


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Perché non siam popolo, perché siam divisi.

All’alba della magnifica lectio tenuta da Benigni sull’Inno italiano, sconforta ricordarsi che queste parole del nostro Inno sono più che mai attuali.

Citofono.

Tizio: “Salve, dovrei lasciarle una comunicazione.”

Clarinette (che stava studiando, che in questi giorni è molto, molto nervosa causa esame imminente e che di queste “comunicazioni” pseudo-commerciali/pseudo-beneficenza ne ha ricevute fin troppe): “Buongiorno. Di che tipo di comunicazione si tratta, scusi?”

Tizio: “Una comunicazione che sto lasciando a tutti i suoi vicini. Loro sono scesi a prenderla.”

Clarinette: “Buon per lei. Ma io vorrei sapere prima di che comunicazione si tratta, magari potrebbe non interessarmi.”

Tizio: “Ma se lei scende o mi fa entrare la vede e capisce. Guardi che tutti mi hanno aperto, eh. Tutti i suoi vicini!”

Clarinette: “Mi dica almeno da parte di chi è questa comunicazione. Chi è lei e perché dovrei aprirle?”

Tizio: “Lei scenda che così la vede!”

Clarinette: “Senta…”

Tizio: “Certo che si vede proprio che sei calabrese.”

Clarinette: “Complimenti! In compenso si vede proprio che lei, invece, è un gran maleducato e per giunta ignorante.”

Clic.

Ok. Forse la mia reazione è stata un po’ troppo da “nonna che ha paura di far entrare gli sconosciuti”, però vista la rivelazione finale sono quasi pentita di non avergli buttato dalla finestra un pentolone di acqua bollente.

Io sono mezza calabrese e mezza romagnola. Sono nata sul Lago Maggiore. Sono stata cresciuta da un siciliano in provincia di Varese. Sono follemente innamorata di un foggiano e vorrei andare a vivere in Emilia. Perciò tu, povero piccolo leghista che nella vita non hai trovato niente di meglio da fare che cercare di imbrogliare le persone porta a porta, tu che pensi di avermi insultata chiamandomi calabrese, sei solo un miserabile col cervello limitato dalla sua piccolezza, che della vita, dell’Italia e dell’essere Cittadini del Mondo, non ha capito e non capirà mai nulla.