Appunti di diritto (in)civile.

Bibliotecaria mancata. Studentessa quando capita. Giurista in divenire.


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Il Divo

andreotti

«Dunque, andando in ordine alfabetico, domani toccherebbe alla B…»

«Essì, mamma. Quindi Berl…»

«Macché. Con la sfiga che ha tocca a Bersani. Berlusconi lo saltano o lo segnano assente. Vedrai.»

 

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Cain! Cain! Cain! Cain!*

Sciura: «Dai Pallino su, fai il bravo, non vedi che Argo piange perché vuole giocare con te?»

Argo: «Cain! Cain! Cain! Cain!

Sciura: «Be’, dopotutto fai bene. Un po’ di tempo fa tu volevi giocare e lui ti snobbava. Bravo Pallino, fatti valere!»

Argo: «Cain! Cain! Cain! Cain!

Sciura: «Noi andiamo, eh. Trovati qualche altro cane che voglia giocare con te Argo, ché Pallino non ti vuole. Così impari.»

Argo: «Cain! Cain! Cain! Cain!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

*«Posso mangiarlo, capo? Eddai capo, toglimi il guinzaglio e lascia che me lo mangi! Lo sai che lo vuoi anche tu… tanto è piccolo, insignificante. Un solo boccone e non se ne parla più. Faccio in fretta, davvero capo, non te ne accorgi neanche. Eddai…»


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Momento XFactor: incontro ravvicinato con una fan della Tatangelo.

Riporto qui di seguito il mio commento all’ultimo post diegozilliano, conscia del fatto che si tratta di un’esperienza troppo traumatica e al contempo significativa per non inserirla tra le mie inciviltà.

Due sabati fa.

Entro in fumetteria col moroso.

Una stazione radio di cui, per scelta, ignoro il nome, fa risuonare “Essere una donna” by Anna Tatangelo.

Tra le mie mani Sandman vomita dal disgusto. Un peluche di Scrat minaccia di gettarsi da una mensola per la disperazione.

Una volta alla cassa, lanciando un’occhiata di puro terrore allo stereo, mi lascio sfuggire: “certo che era una vita che non sentivo la Tatangelo in radio. Stanno tentando di rilanciarla con l’unica canzone che ha avuto successo visto che come giudice fa pena?”

Ricevo dalla fumettaia uno di quegli sguardi che la Tatta è solita dedicare a Nevruz. Un misto tra quando la persona è niente l’offesa è zerohovintosanremoaquincicianni: “ma cosa diiiiiciiii??? E’ l’unica che ne capisce qualcosa là dentro! E la passano sempre in radio! E’ bravissssssima, famosisssssima, simpaticisssssima e io qui ho tutti i suoi cd!”

Li tira fuori da sotto al bancone. Me li sbatte davanti con le fiamme negli occhi, pronta ad azzannarmi al collo.

Io guardo Sandman. Sandman guarda Scrat. Scrat guarda la sua ghianda, ‘ché ormai la Tatta ha finito di lamentarsi in radio.

Ma proprio io dovevo incontrare l’unica fan della Tatta?

Uff.

 


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Le ultime parole famose.

Milano. Metropolitana Verde. Fermata Cadorna.

Siamo io, il trolley prestatomi dal Cantastorie e un centinaio di persone. Di queste, una sessantina è gente che ha, come me, una fretta immane di salire in stazione e prendere un qualsiasi treno, una ventina è gente già in vacanza e un’ultima ventina è composta da vecchietti dispersi.

E’ quest’ultimo gruppo a creare più problemi. Soprattutto se sei di corsa e la solita nonnina ti si piazza davanti, irrimediabilmente oscillando da destra a manca e viceversa, indecisa sul da farsi.

E’ proprio questa vecchina il baluardo invalicabile che si pone fra te e il treno delle Ferrovie Nord, che non ti è parso mai tanto desiderabile. E’ proprio questa vecchina che, guardando per aria, decide di schiantarsi contro il trolley che il tuo fidanzato ti ha prestato (“Che così non ti fai male alla schiena, con quello zaino pesante!“) costringendoti a compiere un salvataggio in extremis per impedirle di capitombolare a terra.

E così, tapina, sollevi di colpo il suddetto trolley contenente tutto lo scibile sulla procedura civile e anche di più.

Ed è in quel momento che senti un muscoletto infido e infame, dalle parti della spina dorsale, tendersi a più non posso.

STRAP!

Che così non ti fai male alla schiena, con quello zaino pesante!

Amore… certo che come me le tiri tu, non me le tira nessuno.