Appunti di diritto (in)civile.

Bibliotecaria mancata. Studentessa quando capita. Giurista in divenire.

Santanché, La Russa, centri antiviolenza e ipocrisia italiana

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Io, ieri pomeriggio, ero in Piazza Scala, a Milano. Tra gli sguardi indifferenti, scettici e, spesso, ironici della gente che badava bene a passare lontano per non incrociare quelle pazze che avevano messo a terra dei busti di donna con sopra un cuore e chissà cosa e che, invece, manifestavano solo per ottenere una legge contro la violenza sulle donne.

Perché la Lombardia, il fiore all’occhiello dello Stato italiano secondo alcuni, all’alba del 2012 è l’unica regione italiana a non avere ancora una legge volta a reprimere e prevenire la violenza sulle donne. E questo nonostante, solo nel 2011, i 16 centri antiviolenza lombardi che arrancano grazie agli sforzi delle volontarie abbiano dato assistenza a quasi 3000 donne (2782 casi registrati).

A un certo punto, tra gli slogan delle manifestanti, si è alzata una gioconda voce maschile: «Uccideteli nel sonno con una padellata, questi mariti violenti!» Alcune hanno riso. Io no. Perché la si butta sempre sul ridere, mentre l’argomento è maledettamente serio e degno di attenzione.

Soprattutto in uno Stato in cui, mentre la Santanché e La Russa sfilano ed espongono striscioni in Galleria Vittorio Emanuele salvo poi invocare l’immunità parlamentare, le volontarie dei centri antiviolenza sono guardate a vista da polizia e carabinieri con tanto di agenti in borghese, camionette e area delimitata da transenne. Ci mancava solo la tenuta anti-sommossa.

Sono schifata e demoralizzata.

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5 thoughts on “Santanché, La Russa, centri antiviolenza e ipocrisia italiana

  1. Mi demoralizza quanto racconti, è vero, ma mi rincuora che ci siano persone come te che, nonostante la nausea, tengono duro. E lottano.

  2. A volte ti fanno quasi passare la voglia.
    Ma poi… ascolti i racconti delle donne…
    Grazie Elo.

  3. Perseverate con lo stesso entusiamo, perchè perseverate per una causa giusta! E se qualcuno ride, beh, pazienza, non tutti sono in grado di comprendere i messaggi. A me è arrivato in tutta la sua interezza e vi ammiro. Ma non lasciatevi condizionare!

  4. Grazie per quello che fate, per la vostra lotta e per la vostra perseveranza ed io in quanto donna non posso far altro dirvi grazie. Fate davvero un ottimo lavoro, anche se poi quando si sentono i commenti di certe persone o le loro risate ci si demoralizza e si ha voglia di lasciar perdere tutto.

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