Appunti di diritto (in)civile.

Bibliotecaria mancata. Studentessa quando capita. Giurista in divenire.

Di Langone, donne, commenti e altro ancora

Okkei ragazzi, basta così.

I punti di vista di tutti sono stati espressi, analizzati e sviscerati e direi che, se non avete trovato un punto d’incontro finora, non lo troverete più.

La vostra l’avete detta, ai posteri l’ardua sentenza.

Di mio mi sono astenuta dal commentare oltre. D’altronde: non ho commentato l’articolo da cui nasce la “provocazione” di Langone (anche se la mia opinione, da quel poco che ho scritto anche nelle risposte ai vostri commenti, direi che è emersa eccome, a differenza di quanto detto da qualcuno qui), quindi mi sembra logica, come scelta, quella di non commentare altre “provocazioni”.

Tanto più che gli integralisti cattolici non li reggo (e sì, rivelazione: sono cattolica anch’io, pensa un po’) ed è incredibile, per la mia piccola testolina, che nel 2011 si debbano ancora fare discorsi simili, a prescindere dall’articolo in commento.

Che la donna abbia come qualità naturale (e come dono) quella di procreare è un conto. Da qui a dire che il suo unico compito sulla terra sia questo ce ne passa di acqua sotto i ponti. Tanto più che, a casa mia almeno, a far figli si è in due. Non è che l’uomo “getti il seme” e basta. Troppo semplice così. E, grazie al cielo, nella mia vita di uomini simili non ne ho mai incontrati (e, se l’ho fatto, li ho allontanati senza farmi troppi scrupoli).

Sul fatto, poi, che una donna debba sentirsi realizzata solo adempiendo alla sua funzione di madre, di nuovo, non sono d’accordo. Sempre volendo porla in un’ottica di Fede (non di teologia, ma di pura e semplice Fede), da credente mi rifiuto di pensare che le doti che Dio mi ha dato oltre a quella di poter, in futuro, portare in grembo un figlio, debbano essere messe da parte. E probabilmente saranno stati idioti i miei catechisti (uomini e donne, tengo a specificarlo), che mi hanno sempre inculcato queste malsane idee.

Tra queste doti c’è anche quella di saper studiare, di saper portare avanti le mie idee, di essere in grado di fare un sacco di cose che con la maternità non c’entrano nulla. Lavorare, per esempio. Voler portare avanti una carriera (senza metterla in primo piano rispetto alla famiglia, ma questo mi pare comunque sia affar mio). Voler rendere orgogliosi di me i miei genitori e non solo perché saprò (spero) essere una brava madre, ma anche e soprattutto perché porto avanti i miei progetti e mi realizzo.

Ché una donna realizzata (e, badate bene, in qualsiasi modo ritenga di potersi realizzare), a parer mio, i figli li cresce molto meglio.

Bollare poi la cultura come demonio che ha snaturato l’essere umano mi pare un po’ eccessivo. Soprattutto quando, per dare sostegno alle proprie affermazioni, si ricorre a soggetti che, guarda un po’, la cultura hanno contribuito a crearla, nel bene e nel male. E’ un tantinello illogico.

Detto ciò: commenti chiusi. E non perché non abbia voglia di continuare a moderare, ma perché, ohibò, ho altro da fare e ben poca attenzione da dedicare ai commenti qui sul blog, e non voglio perciò rischiare di pubblicare insulti o simili (va be’ che la Cassazione ha specificato che non andrei negli impicci io, ma meglio evitare comunque).

Della serie: visto che, almeno per ora, alle donne è ancora consentito studiare ne approfitto e mi porto avanti.

Baci e abbracci!

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