Appunti di diritto (in)civile.

Bibliotecaria mancata. Studentessa quando capita. Giurista in divenire.

Divertissement. [racconto/idea personaggio]

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Non ho una grande costanza nello scrivere. Non ultimamente. Però mi piace inventare personaggi e brevi storie. Spesso rimangono in un cassetto e non ci faccio nulla. Una volta, almeno i personaggi, li usavo per giocare, cosa che ora tra l’università e tutto il resto non posso più fare.

Quella che oggi riporto qui è nata proprio così: la storia di un personaggio nato per giocare insieme al mio Cantastorie a Pirats. Un personaggio creato su misura per affiancarsi a uno già esistente.

Purtroppo di giocare non se ne parla, ma la storia a me piace parecchio. Così, la riporto qui. Magari, più in là, gioco o meno, potrei anche svilupparla. Chissà. Per ora… buona lettura!

Evangeline (Clarisse de Barbarac)

Evangeline ne ha combinati di guai nella sua vita. Uno dopo l’altro.
Tanto per cominciare, è nata povera. Che questo, già di per sè, è un guaio grosso.

Figlia d’una francesina di facili costumi e umili origini, prima di ben sei tra fratelli e sorelle, è presto costretta a seguire le orme della madre, che di mestiere ha scelto il più vecchio del mondo. Ma Evangeline è ambiziosa, forse troppo, e una stanzetta in una stamberga di campagna non le basta. Così, parte per Parigi ed è qui che la Fortuna la bacia per la prima volta.
Fortuna, poi. Che razza di Fortuna sarà mai incontrare tale Monsieur Bipe, proprietario di un bordello per ricchi, se le buone maniere non sai nemmeno dove stanno di casa?
Ma Evangeline è bella e, dice il suo nuovo datore di lavoro, ha tutto quel che le serve per far contenti i clienti. Con buona pace delle buone maniere.
Ed eccola perciò girare in abiti da gran signora. Forse un po’ troppo scollacciati, ma fa parte del mestiere.
I guadagni non sono molti, ‘ché Monsieur Bipe pretende una grossa percentuale. Però ci sono i regali dei clienti: vestiti, gioielli e sciccherie varie.
E ci sono i nobilotti libidinosi da spennare. Soprattutto se vecchi. Soprattutto se soli.
Evangeline ne trova uno. Lo fa innamorare. E si fa addirittura sposare.
Giusto il tempo di celebrare le nozze che il vecchietto schiatta. Tu guarda i casi della vita. E tu guarda la Fortuna. Bisogna sapersela procurare alle volte, la Fortuna.
Sta di fatto che ora Evangeline, a Parigi, non ci può più metter piede. Però sua madre e i suoi fratelli hanno lasciato la stamberga, giù in campagna. Ora vivono in una casetta tutta loro. Vivono di rendita.

Ed Evangeline? E’ fuggita, dicevamo. A Napoli. E a Napoli ha trovato un tizio che di ricco non ha nulla all’apparenza. Un sempliciotto le pare. Un sempliciotto che, però, dice di aver fortuna in un posto chiamato Tortuga.
Evangeline proprio di Fortuna ha bisogno, ‘ché la sua l’ha tutta regalata.

Si finge nobildonna, Clarisse de Barbarac, Contessa.
Si fa sposare, di nuovo. S’imbarca con quell’uomo che di nome fa Giacomino Moscardelli, detto Mosca, e che di lei è innamorato cotto, ma che di Evangeline, quella vera, non ha mai sentito parlare.

 

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