Appunti di diritto (in)civile.

Bibliotecaria mancata. Studentessa quando capita. Giurista in divenire.

La moglie del poeta.

3 commenti

Non sono solita riportare sul mio blog testi di canzoni. Soprattutto su questo blog, che dovrebbe essere “serio”, parlare di diritto, attualità, cultura.

Epperò. Oggi mi sono finalmente decisa ad ascoltare per intero l’ultimo album di Max Gazzè, Quindi?. E ho scoperto questa:

Ti ritrovo in bilico d’apnea
le mani strofinacci
che di nuovo sei in balia
di una rima che allacci.

Di parole si può vivere
mi hai detto stamattina
mentre un sole stretto
apriva nuvole.
Come sono quando pensi a me?
Un nome, un suono di due sillabe?
O il centro di un qualcosa
che non si crea?
L’istinto a cui si è arresa
ogni tua idea?
Potessi amore esser nemmeno una donnna
ma il punto esatto del foglio
dove ti scivola nero il tratto di penna.

Sbuco da un riflusso di pazzia
e muto adesso, tu di ghiaccio,
sembri già in balia
di un altro abbraccio.

Cos’è un uomo senza più realtà
un nome, il suono di una pagina
sei il centro di un qualcosa che non si crea
l’istinto a cui si è arresa
ogni mia idea.
Ma se potessi amore
soffiarti via quel pensiero
che a tratti
mi pare ti toglie il respiro
e la moglie dagli occhi.

Il testo è stato scritto a quattro mani, insieme al fratello di Max Gazzè: Francesco. La poesia della parola unita a quella della musica con la delicatezza e la dolcezza d’animo che contraddistingue il duo Gazzè fin dal primo album.

E’ la storia di una donna e di un poeta, suo marito che, come tutti i poeti, quando si trova a tu per tu con la sua musa, preda della sua ispirazione, finisce per dimenticarsi di tutto ciò che lo circonda, compresa la donna che ama. E lei, pur di entrare a far parte della sua Arte, pur di non rimaner chiusa fuori dal suo cuore, preferirebbe essere “il punto esatto del foglio dove ti scivola nero il tratto di penna“.

Sono parole bellissime, come ho già detto, accompagnate da pianoforte e archi, capaci di strappare addirittura un attimo di sincera commozione ai più sensibili. Ma non sono del tutto d’accordo con il “contenuto”.

Un poeta, uno scrittore, un musicista… hanno la loro Arte. Consacrano ad essa la loro vita. Ma se amano, uomini o donne che siano, non escludono dal loro cuore l’oggetto del loro sentimento, mai. Perché è proprio questo a dar loro la forza e un’ispirazione sempre nuova. Idealizzano il loro amore, questo sì. Ci ricamano attorno storie e nuovi sentimenti, certo. Ma il nucleo centrale rimane lì, fermo, inamovibile.

Il più delle volte, poeti e scrittori sono innamorati dell’Amore. Vero. Fino a che non riescono a sostituire l’idea dell’Amore con la Realtà dell’Amore.

Ma questa, naturalmente, è solo la mia opinione.

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3 thoughts on “La moglie del poeta.

  1. E’ un argomento difficile, ma capisco quel voler essere “il punto esatto del foglio dove ti scivola nero il tratto di penna“. Se si ha la possibilità di vivere e osservare un artista (che dipinga, scriva, ecc…) ci si rende conto di quanto il suo rapporto con l’arte sia profondo, intenso e al di sopra di tutto il resto. E’ un rapporto che spesso dura tutta la vita, è la cosa che se va bene può farlo stare meglio, a cui torna sempre e che gli fa perdere del tutto la cognizione del tempo e dello spazio. E questo può portarlo ad escludere momentaneamente la persona che ha accanto, ma non per cattiveria o mancanza di sentimento, ed essere gelosi della musa non porta da nessuna parte. Credo ovviamente che anche un artista possa amare, ma che l’amore non sia necessariamente la sua ispirazione maggiore, mai quanto la mancanza di amore, c’è gente che quando è felice va in crisi perché sente di non aver più nulla da dire. 😀

  2. BRAVO, BELLA LA POESIA..

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