Appunti di diritto (in)civile.

Bibliotecaria mancata. Studentessa quando capita. Giurista in divenire.

C’era una volta l’uomo: l’uomo e lo sport in tv.

3 commenti

Oggi, per la gioia di tutte le fanciulle, ho deciso di dedicarmi all’analisi di un particolare fenomeno che si verifica in quasi tutte le case dotate, nell’ordine, di:

  • Un essere di sesso maschile che abbia superato l’infanzia.
  • Un televisore funzionante.

In particolare durante il weekend, di solito a partire dalle ore 14.30. Di solito quando fuori c’è un bel sole. Di solito quando sarebbe bello (sarebbe, appunto) uscire a fare una passeggiata e (facciamoci del male, via) magari ci sono anche i saldi.

Sto parlando de… :

C’ERA UNA VOLTA L’UOMO: L’UOMO E LO SPORT IN TV

Analizzando i diversi casi che mi si sono presentati durante una ricerca approfondita sul campo, ho notato particolari che si ripetono da un soggetto all’altro. Mediante un moderno metodo scientifico applicabile alla gran parte delle fattispecie maschili in circolazione, i risultati dell’analisi sono stati i seguenti:

Situazione iniziale.

Uomo seduto (leggasi stravaccato) su divano/poltrona, meglio se dotato di poggia piedi (in mancanza d’altro, anche il tavolino di cristallo del salotto risulta una perfetta opzione).

Televisione accesa sul canale prescelto, a volume così alto che sembra faccia da dolby-surround grazie al contributo del vicino (impegnato, ovviamente, nella stessa attività).

Birra nella mano destra.

Telecomando, immancabile, nella sinistra.

Uno stereotipo divenuto realtà.

Inizia il match.

Ora. Diverse sono le tipologie sportive in cui ci si può imbattere. Quelle che realizzano i risultati migliori al fine della nostra ricerca risultano essere: partite di calcio, gran premio automobilistico, moto gp.

L’uomo oggetto di studio, pretendendo silenzio assoluto (come se si potesse anche solo provare a competere con il volume della tv), rivolge tutta la sua attenzione al contenuto della scatola con lo schermo illuminato che si trova di fronte. Svuota, letteralmente, la mente.

Qui urge distinguere, a questo punto, due categorie:

  1. I silenziosi.
  2. Gli urlatori.

I primi si riducono allo stato semi-vegetale (nel senso che se non muovessero la mano destra per sorseggiare la birra, di tanto in tanto, li si potrebbe benissimo scambiare per una decorazione del divano). Pretendono silenzio, ma almeno risultano coerenti e fanno silenzio a loro volta (vabbè che tanto c’è sempre il dolby…).

Gli appartenenti alla seconda categoria, invece, fanno del match sportivo il loro unico, possibile, motivo vitale. Urlano contro i calciatori/piloti che scorrono sullo schermo (sempre in contemporanea col vicino, naturalmente). Si infuriano quando il giocatore di turno sbaglia un passaggio. Insultano con epiteti irripetibili l’arbitro. Se la prendono con i commentatori tv (ma su questo punto sono solidale. E’ una categoria che meriterebbe un articoletto a sé). Hanno reazioni fisiche che comprendono il tirare pugni al divano, al tavolino (sempre quel poveretto di cristallo che non fa nulla di male, laggiù, sotto ai loro piedi), al muro. Esultano in modo spropositato in caso di gol/sorpasso/vittoria.

Insomma…

Quell’oasi di pace del tuo salotto si trasforma per un paio di ore in uno stadio.

Ormai te lo invidiano anche quelli della Curva Sud, lì al Meazza.

Situazione finale.

Vogliamo veramente parlare del dopo-partita, con i commentari sportivi? Vogliamo??? Ma anche no.

Però, signori, una cosa ve la invidio proprio: gli uomini riescono a svuotare la mente. Completamente. Ora ho capito perché lo fanno, perché si riducono ad avanzi umani almeno una volta alla settimana (con le debite eccezioni, ovvio).

Ragazze, immaginate di riuscire, per due ore filate, a non pensare a nulla.

Nulla!

Impossibile, eh? Se vi dicessi a quante cose sto pensando mentre scrivo qui vi spaventereste, temo. Sì, perché il cervello di una donna pare fatto a strati: un pensiero principale, uno secondario e circa millemila di sfondo. Un incubo.

Invece… pensate a come sarebbe sedersi, belle rilassate, e guardare delle macchine colorate girare a ripetizione su una pista. Stesso percorso. Stesso, dolce, ronzio di sottofondo. Concilia il sonno. Niente pensieri. Niente ansie. Niente.

La vostra vita dipende unicamente da quel puntino che si muove da una parte all’altra dello schermo verdastro. E se perde? Ci si arrabbia, sì, ma alla fine… pazienza!

Tanto domenica c’è un’altra partita e la storia ricomincia (e chi ci rimette è sempre quel povero tavolino in cristallo).

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3 thoughts on “C’era una volta l’uomo: l’uomo e lo sport in tv.

  1. Considera che a casa mia c’è la stessa scena, con qualche differenza: al posto dell’uomo ci sono io, non ho l’opzione “birra in mano” perchè non mi piace 😛 Poi vabbè, mi ritrovo nella categoria urlatori e seguo quasi ogni sport con preferenza di calcio, pallavolo e tennis 😛 Diciamo che ogni tanto mi “maschilizzo”!

    • ahahahah be’, non sei l’unica donna cui sento dire che di tanto in tanto si “maschilizza”.
      Scommetto, però, che il cervello non riescia spegnerlo. Non del tutto, almeno 😛

      • No, infatti, un po’ sì, ma come dici tu, non del tutto.
        Però questo “non del tutto” equivale ad una buona distrazione. Sai cos’è? Io non credo molto nella diversità tra uomo e donna, almeno, secondo me questa differenza sta proprio nel fatto che l’uomo affronta in maniera più leggera le cose, non si fa prendere come un matto. Ed è questo che ammiro e che mi piacerebbe fare ogni tanto. E appassionarsi allo sport, seguirlo, aiuta moltissimo. Quando gioca la mia squadra urlo, faccio la pazza, se perde ci resto male, però in quel momento non penso ad altro 😉

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